Le ricette!

Come vi avevamo anticipato durante il Momcamp di Milano, avete fino alla fine dell’estate per inviarci le vostre ricette di pesce. O meglio, le ricette, i trucchi e le astuzie con le quali riuscite a far mangiare il pesce ai vostri figli!

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Momcamp Milano 2010: grazie!

Grazie a tutti per la calorosa partecipazione al Momcamp di sabato!

Per rivedere tutti gli interventi:

1) Prima parte – Mattina (A)

2) Seconda parte – Mattina (B)

3) Terza parte – Mattina (C)

4) Quarta parte – Pomeriggio (C)

Lo slideshow delle foto:


Momcamp Milano 2010: la diretta

Grazie a blogmamma.it oggi abbiamo la diretta di tutto il momcamp.


Lavoro e maternità. Sono davvero inconciliabili?

Di Serena – Genitori Crescono

Qualche sera fa mi trovavo a Milano con un folto gruppo di blogger, e tra una birra bollente e un pezzo di pizza gommosa abbiamo iniziato a parlare di maternità e lavoro.

Che le donne/mamme siano penalizzate sul lavoro in Italia non fa più nemmeno notizia. E’ poco più di un luogo comune, caratterizzato da frasi di circostanza: “ho avuto un figlio e ora sono a casa. Che vuoi, non mi hanno rinnovato il contratto. ” suona un po’ come “visto che bella giornata oggi signora!” e “non ci sono più le mezze stagioni”. Si dice, si sa, lo sanno tutti. Ma che ci posso fare io? E’ un paese che va a rotoli. Ognuna affronta questa fase come può.

Ci sono quelle che si rassegnano. Accettano il cambio, stanno a casa, si trasformano in casalinghe perfette. Magari aprono un blog di scrapbooking o producono e vendono fasce portabebè al chilo. Trovano un loro nuovo equilibrio, e fanno pace con il mondo e con la maternità. Beate loro!

Ci sono quelle che non si danno per vinte. Tirano fuori unghie e denti. Si attaccano al lavoro come ad un salvagente in mare aperto, e che se pure prima della maternità stavano nell’ufficio vista colosseo con vetrate su 3 lati e 10 persone e un budget da gestire dimostrano all’azienda che pure dallo scantinato in cui l’hanno relegate (perché hanno dovuto improvvisamente riorganizzare il personale) dopo essere rientrate al lavoro riescono a tirare fuori le “palle” e dimostrare che valgono qualcosa. Iniziano a lavorare 15 ore al giorno, leggono le email con l’iphone pure dal bagno e in breve tempo risalgono la scala delle gerarchie nell’azienda, riprendendo possesso di un ufficio con finestra (ma difficilmente quello pre-maternità). E il pupo? Gli scattano foto mentre dorme la sera quando tornano a casa, così che possono guardarle tra una email e l’altra mentre sono in bagno. Attenzione non sto criticando questa scelta di alcune mamme, perché ci sono moltissimi padri che fanno esattamente la stessa cosa e a nessuno verrebbe mai di criticarli per questo.

Poi ci sono tutte le altre. Quelle che cercano di conciliare lavoro e famiglia. Che fanno i salti mortali a tenere tutti i piattini in equilibrio, e vivono costantemente un senso di insoddisfazione e di ineguatezza, oltre ad un profondo senso di ingiustizia.

Tornando al mio incontro a Milano con altre blogger, una di loro mi ha detto che tutto sommato era contenta della sua azienda, perché l’hanno assunta sapendo che aveva due bambini piccoli. Alle mie insistenti domande sul ritmo di lavoro ha confessato che lavora 12 ore al giorno e che se le capita di uscire alle 8 meno un quarto, il capo le fa la battuta dicendo “si fa il part-time oggi, eh?!” Un altro commensale, sarà stato per l’effetto della birra bollente, gli ha risposto: “che culo! Ti permettono pure di lavorare 12 ore proprio come tutti gli altri!”

Ecco questo per me è il Problema. Il vero problema che rende impossibile avere dei figli in Italia.

Il perverso meccanismo alla base di questo diffuso spleen della famiglia italiana.

La cultura del lavoro in Italia è stantia. Puzza di vecchio, di immobilismo. La produttività si misura in ore passate in ufficio. La capacità in anni di anzianità. L’innovazione, la creatività, la flessibilità sono parole vuote di significato.

Io ho la fortuna di vivere in Svezia. Un paese in cui, seppure con i suoi problemi perché non è un mondo perfetto, ha politiche del lavoro e della famiglia che sono considerate all’avanguardia. Quale è la differenza? I genitori hanno 480 giorni di congedo parentale, di cui 240 pagati all’80% dello stipedio. Inoltre hanno la possibilità di chiedere di lavorare part time, concordandolo con l’azienda.

Ho detto i genitori: mamme e papà.

I papà si prendono il congedo parentale. Non tanto quanto le mamme, e c’è sempre la possibiltà di migliorare, ma se lo prendono anche loro. Quando mio marito ha detto ai suoi colleghi uomini che voleva prendersi 6 mesi, ha espresso i suoi dubbi per via di un certo progetto sul quale aveva appena iniziato a lavorare. Gli hanno risposto: “non ci pensare nemmeno. Questi anni, con i figli piccoli passano in fretta e non tornano più. Goditeli finché sei in tempo. Al lavoro ci penserai dopo.”

Mi sembra già di sentire i cori: “eh, sì, ma lì sono troppo avanti! Noi non ci arriveremo mai.”

“Qui c’è una mentalità tutta sbagliata. Pensa che c’è una mia collega che è rimasta incinta appena firmato il contratto.”,

“Da noi si mettono tutte in congedo anticipato”

Lasciatemi fare un altro paio di considerazioni.

Il fatto che una donna sparisca per qualche mese a causa del congendo parentale in Svezia non è visto come un problema. Perché? Perché l’azienda lo sa per tempo, si organizza, cerca un sostituto esterno se necessario per il periodo di assenza della sua dipendende. E poi si continua come prima. Una donna non viene penalizzata nella ricerca del lavoro a causa del suo potenziale diventare mamma. Perché? Perché anche un uomo se diventa padre sparisce in congedo parentale. Il che riporta tutti alla casella di via, uomini e donne insieme. Il fatto che una madre o un padre spariscono in congedo parentale non è un problema. Perché? Perché c’è un concetto di lavoro flessibile. La gente non si identifica con il lavoro che fa. Le persone sono prima di tutto individui. Oggi tu vai in maternità, domani io mi prendo un anno sabbatico per imparare ad andare sul surf in Australia. Ma i neogenitori hanno necessità che cozzano con i tempi di un’azienda. Lo sanno tutti. Il bimbo si ammala, le riunioni a scuola, il saggio di danza, il brevetto di nuoto. Mai sentito parlare di flessibiltà, telelavoro, lavorare a obiettivi e non in base agli orari? E infatti non sono solo i neogenitori a non lavorare 12 ore in ufficio. Sono tutti. Non c’è nessuno in ufficio dopo l’orario stabilito. E se c’è un urgenza, un periodo speciale, delle scadenze, si sta in ufficio fino a tardi, ma poi si recupera con orari flessibili, vacanze in più, e al limite più soldi nello stipendio. Ma non è la regola. E’ l’eccezione. E allora ecco che non sono solo le mamme e i papà alla casella del via, ma tutti i lavoratori in ugual misura.

Io credo che il vero salto di qualità per le famiglie italiane si otterrà solo cambiando la cultura del lavoro.Quando anche chi non ha bisogno di andare a prendere il figlio all’asilo si rifiuta di stare in ufficio a scaldare la sedia fino alle 8 di sera, perché non c’è nessuno che è in grado di produrre e lavorare in modo efficace 12 ore al giorno, tutti i giorni. Chi oltre al lavoro, che magari svolge anche con passione, ha una vita, degli hobby, delle attività altre da svolgere. Perché anche le attività svolte al di fuori del luogo di lavoro arricchiscono le persone, e l’esperienza della maternità o della paternità possono diventare una marcia in più. E una persona che è soddisfatta sul piano personale, e si trova bene nell’ambiente di lavoro, allora spinge e da il meglio nelle sue 8 ore, e produce anche più che se stesse li 12 ore.

Perché si sa che se il posto di lavoro è un luogo accogliente, se i colleghi sono simpatici e il lavoro di tutti è apprezzato la produttività aumenta. E finisce pure che quando una donna resta incinta non abbia nessuna voglia di mettersi in congedo anticipato, perché andare in ufficio è quasi un piacere.


MomCamp Milano 2010: riepilogo

Il Momcamp di Milano 2010 si terrà sabato 5 giugno a The Hub, Via Paolo Sarpi 8.

Inizieremo alle 10 e finiremo, più o meno, verso le 16.

Per tutto il giorno ci saranno interventi di mamme e papà sul tempo delle mamme.

Dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 14,00 alle 16,00 Filastrocche.it proporrà un laboratorio per insegnare ai più piccoli a disegnare i loro animali preferiti, seguendo i magici tratti dell’illustratrice Giuliana Donati.

Il Momcamp è sponsorizzato da RioMare, che ci offrirà anche il pranzo.

The Hub si trova al numero 8 di Via Paolo Sarpi: entrando dal cancello del numero 8, verso metà cortile, sulla destra trovate il cancello di The Hub.

Le fermate della metro più vicine sono Garibaldi e Moscova.

I tram che arrivano sono il 12, 14, 3, 4, 29, 30.

Qui la mappa.

Ci vediamo sabato 5 giugno!


MoM on the Road: il tempo del viaggio

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di Flavia Rubino, VereMamme

Se chiedeste ad una mamma di elencarvi un po’ dei suoi desideri, molto probabilmente in fondo ad una lunga lista come questa comparirebbe qualche inconfondibile espressione del tipo  “più tempo per me” oppure “un giorno di 36 ore” (questa categoria aspirazionale non mi sta particolarmente simpatica. Perchè sembra che le ore in più debbano servire solo a stare appresso a tutto quello che non si riesce a fare nelle precedenti 24, e ad essere fagocitate da altri stress. Come se fossimo sempre, perennemente, il capo tirannico e ipercritico di noi stesse).

Nel mio caso, il desiderio covato a lungo in questi primi sei anni di maternità è stato viaggiare, ma viaggiare come facevo… prima, cioè macinando chilometri ogni giorno e infilando un posto dopo l’altro,  leggendo sul letto i suggerimenti delle guide, esplorando borghi, ma soprattutto: mangiando seduta e facendo colazione con calma. Sempre una questione di Tempo insomma, Tempo come antidoto sano alla Fretta maligna.

Ho voluto prendere alla lettera il bisogno viscerale di fermare la corsa e di  fuggire dalla città, bisogno che molte di noi condividono. Forse voglio permettermi anche, per una decina di giorni, una fuga dalle responsabilità. Ma ho letto una volta che la sensazione del tempo si determina nel nostro cervello con la diversità delle esperienze: ecco perchè la routine che si ripete troppo a lungo mi sembra un non-tempo, una non-vita, mentre gli spostamenti e la variazioni dei paesaggi mi riempiono di senso.

Ma non sarò sola, in questa fuga all’inseguimento di me stessa. Rapisco il primogenito e lo porto con me. Mi riapproprio del tempo con lui e per lui, tempo per noi, ricordi per noi. Me ne frego se perde qualche giorno di scuola e un paio di lezioni di nuoto e mi concedo il lusso di esplorare ed imparare attraverso i suoi occhi. Lungo la strada ci ospiteranno persone e strutture che hanno sposato la mia iniziativa sui social networks o sul mio blog.

Un viaggio solitario di una madre con suo figlio tra le strade d’Italia, e allo stesso tempo un eccitante social surfing.

Se volete seguire giorno per giorno il diario del nostro viaggio, lo troverete qui (non so bene cosa ci aspetta!).

Se invece volete ascoltare dal vivo il racconto della nostra avventura, ci vediamo al’arrivo… il 5 giugno al Mom Camp. Il giorno dopo, guarda caso, sarà il mio compleanno: lo trascorrerò  volando di nuovo verso il nido.

Foto di Reway2007


La lentezza, la corsa e la frenata

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Di Silvia SacchettiMamma Imperfetta

Il tempo delle mamme è un tempo bipolare.

Alterna momenti di assoluta lentezza a momenti di rapidità spiazzante.

È un tempo lento quando sei incinta in preda alle nausee. È un tempo lento quando ti dicono che il test combinato non è andato bene e devi fare l’amniocentesi, è un tempo lento quando per 18 giorni aspetti il risultato, è un tempo lento quando, con due bambini piccoli, uno di 26 mesi e l’altro di un mese, arriva una telefonata dall’ospedale che annuncia perentoriamente e senza alcuna nota a piè pagina: “dovrebbe riportarci il bambino perché c’è un valore sballato nello screening sulle malattie metaboliche”. (Nientepopodimeno che!).

È lento quando tuo figlio non cresce di peso perché vomita giorno e notte.

Sono lente le notti, quelle interminabili con un neonato urlante che non si placa in nessun modo. Sono lenti i pomeriggi in cui il neonato urlante non ne vuole sapere di assopirsi nemmeno qualche minuto e l’altro bambino piccolo reclama un po’ di presenza.
Sono lenti i ritmi in cui cerchi di adeguarti a tutti i cambiamenti che invece corrono come una valanga trascinandosi dietro la tua vita.

E allora, provi a cambiare marcia e inizi a correre.

Corri per la sfida di questi anni: la conciliazione di tempi famigliari con tempi lavorativi. Corri a portarli al nido, corri perché devi timbrare il cartellino e ogni minuto, su quel programma dell’ufficio paghe, ne vale 15. Corri per uscire dal lavoro ad un orario decente. Corri alle riunioni a scuola, corri alle feste di compleanno, corri ai convegni, corri in libreria, perché, insomma, non di sole pappe si nutre una madre.

Corri per essere una copia perfetta della tua idea imperfetta di maternità.

Corri da un’amica, perché hai voglia di un abbraccio, ma di un abbraccio lento.

E tutto scorre come da un finestrino del treno, incessantemente e confusamente.

Tutto. Anche la vita dei tuoi figli. Te li ritrovi “grandi”.  E tu, tu dove sei stata mentre loro crescevano? Eri lì, ma correvi, eri lì a tenere in piedi tutti i tuoi piattini cinesi, facendo ben attenzione che non se ne rompesse nemmeno uno perché no, non sia mai, la mamma è il multitasking per eccellenza. No, la mamma non può rompere nessun piattino che rotea sui bastoni delle sue due (sole) mani. E, intanto, loro crescono.

E quindi, consapevole, provi a scalare la marcia. Per un po’ almeno, per qualche giorno, fino a quando il macchinone non arriva dietro a lampeggiarti.

Provi a viaggiare in souplesse, a inginocchiarti quando ti parlano per guardarli in faccia, a non pronunciare per un po’ quel terribile “aspetta un attimo”, a portarteli a spasso camminando con loro, come diceva la Montessori, pensando ai passi e non alla meta (dai, dai, sbrigatevi!).

Provi ad accucciarti accanto ai loro lettini, quando si sono addormentati, nel silenzio della notte gonfia dei loro respiri e ti avvicini. Ascolti. Annusi. Baci e, nella penombra che ti è così conforme, chiedi loro perdono per imperfezioni, ma, al contempo, trovi il tempo per gioire di quello che hai e lì, davanti quei respiri pesanti, alzi la paletta rossa in faccia a questa vita che s-corre.

Foto di Toban Black


“Il tempo è denaro”

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Post di M di MSManager di Me Stessa

Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase?

Mi chiedo cosa significhi veramente denaro, se siamo sempre lì a visualizzare l’immagine del tassametro o se possediamo qualche variabile relativa che ci consenta di percepire diversamente questa parola trasformandola – chessò – in soddisfazione personale, obiettivo raggiunto, vantaggio acquisito. Dandole cioè un attributo di qualità e non solo di quantità.

Penso che noi madri, trovandoci quotidianamente a disporre di tempo scarso e limitato per svolgere un considerevole numero di attività spesso ripetitive e non retribuite, facciamo i conti con i minuti, con l’ansia di riuscire a fare tutto. Sì, ma con soddisfazione, coinvolgimento, interesse? Riusciamo a non perderci di vista mentre facciamo le taxi driver in giro per la città portando i figli a basket, nuoto e catechismo? Troviamo il tempo per coltivare i nostri interessi mentre la pentola bolle sul fuoco? E poi, riusciamo a restare sole – oh, da sole finalmente! – per almeno un quarto d’ora, senza che nessuno, nemmeno il marito, voglia qualcosa da noi?

La risposta è SI’ e si chiama condivisione dei compiti. Siccome i genitori sono due non si capisce perchè il taxi driver debba essere solo uno. Mi chiedo poi dove siano finiti tutti quegli uomini che fanno i fighi con gli amici vantandosi della propria ricetta del ragù quando a casa non lo fanno mai. Per non parlare delle mezzorette di lettura dei fumetti in sala da bagno, il che va benissimo, quindi io mi sparerei una mezza giornata dal parrucchiere.

Esiste poi una categoria di tempo a parte, cioè il tempo di chi sta a casa a fare la mamma o a lavorare come libera professionista.
E’ il tempo dell’infinito. Nella considerazione degli altri membri della famiglia.

Per definizione chi sta a casa “ha tutto il tempo necessario per fare qualsiasi cosa”. Per questo il suo tempo diventa come un imbuto in cui versare ogni necessità: il commercialista, la posta, la banca, la scuola, la riunione di condominio, i nonni da gestire. Perciò chi lavora da casa deve darsi degli orari, come se fosse in ufficio, una “no fly zone” temporale, in cui fare cose solo per se stessa, dandosi delle priorità. Difficilissimo.

Comunque, che si abbia tanto o poco tempo per fare le professioniste, le mamme, le mogli e le casalinghe, resta il fatto che a questo tempo comunemente non si attribuisce un valore economico. D’accordo, questo post è partito da ben altre premesse, che quantificare non può essere la sola variabile, però… Però il valore economico c’è e contare economicamente significa contare anche politicamente.

Gli americani puntano sempre al sodo, non hanno il nostro terribile senso di colpa nel parlare di soldi ed anzi ne vanno orgogliosi. Su internet trovate un sito USA di recruiting che ha una sezione dedicata alla valorizzazione del lavoro casalingo part-time o full-time. Provate a compilare il form, così, giusto per avere un’idea. La parte più divertente, ma anche più realistica, è quella in cui vi si chiede di quantificare le ore che settimanalmente dedicate a fare la cuoca, la donna delle pulizie, la baby-sitter, ma anche la nutrizionista, la psicologa, la event planner (la festa di compleanno dei pupi, il battesimo etc.), l’assistente amministrativa (le bollette, la banca), la tintora (stirate, no?) e la tassista of course…

Per la cronaca io dovrei prendere sui 200.000 dollari l’anno. Non male.

Magari se iniziamo a parlare di denaro e status casalingo quasi quasi i nostri uomini lo troveranno il tempo per la famiglia, non pensate?

Foto di PhPhoto


L’animazione per i bambini

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Abbiamo pensato anche a loro, ai nostri piccoli, per tenerli occupati mentre noi parliamo del nostro tempo in quanto mamme :)

Giuliana Donati, illustratrice, disegnerà sulla sua tavoletta digitale delle forme che verranno proiettate sul muro e i bambini potranno disegnare i loro animali preferiti insieme a lei!

Foto di Filastrocche.it


I mediapartner del Momcamp Milano

I media partner del MomCamp del 5 giugno a Milano sono:

www.mammenellarete

www.blogmamma

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