Tremate, le mamme son cambiate!
Prima di diventare mamma avevo le idee chiare su come sarebbe stata la mia vita: che vuoi che sia, ti organizzi un po’, e la professione tanto sudata è salva.
Poi sono diventata mamma. E tutte le mie certezze sono crollate una dopo l’altra; non subito, all’inizio l’illusione di tenere tutto sotto controllo l’ho avuta. E’ durata poco. Il tempo di una varicella, un’otite e uno sciopero all’asilo. Alle prime difficoltà mi sono iniziata a porre alcune domande sullo stile di vita delle mamme e per fortuna me le sono fatte a voce alta sul mio blog, un luogo dove molte altre mamme, nella mia stessa situazione, mi hanno aiutata a trovare alcune risposte.
A distanza di qualche anno, non ho più certezze, ma ho aperto gli occhi sulla condizione della mamma oggi.
Innanzitutto le mamme vengono distinte sempre e comunque tra mamme casalinghe (disperate o appagate) e mamme lavoratrici. Non c’è scampo, quando sei mamma ti viene chiesto di identificarti: ‘ma lavori ancora?’ Oppure ‘stai a casa tutto il giorno?’
Perché una mamma che ha scelto di stare a casa a fare la mamma deve fare solo quello? E perché una mamma che ha scelto di continuare a lavorare deve fare i salti mortali per dimostrare al mondo intero di essere pur sempre una brava mamma e pur sempre una valida professionista? Chi ci ha ingabbiato in questi ruoli, ce lo siamo mai chieste? Credo sia ormai tempo di proporre modelli diversi alle prossime generazioni, tenendo conto dello stile di vita mutato rispetto agli anni del carrierismo sfrenato e della casalinghitudine come unico modo di vita femminile. Esiste uno stile di vita che permette di essere mamme e continuare a coltivare la propria professione con i tempi e modi che crescere un figlio richiede? Secondo me sì, e grazie alla rete siamo in piena trasformazione generazionale.
E adesso tremate, perché le mamme son cambiate.


























Purtroppo sono ancora molto presenti i preconcetti circa il ruolo della madre e soprattutto la relativa logistica. Cosa devi fare, come ti devi comportare, perfino cosa dovresti sentire. E forse quest’ultimo è quello più insidioso e difficile da sradicare. Allora, al di là di ciò che dicono e pensano gli altri, siamo proprio sicure che ciò che diciamo corrisponde a ciò che pensiamo e sentiamo veramente?
18 maggio 2009 alle 16:42sono quasi sicura che affrontiamo i primi tempi della maternità incoscienti. cioè con un bagaglio di preconcetti che anche noi ci ritroviamo sulle spalle. e che dopo i primi tempi forse, non sempre, alcuni di questi preconcetti riusciamo a ripensarli.
il pericolo secondo me è vivere la maternità senza una vera consapevolezza, e quindi comportarsi come dicono gli altri. il disagio non fatica in questi casi a farsi sentire sotto varie forme.
18 maggio 2009 alle 18:57mariela coglie un punto molto sottile.
18 maggio 2009 alle 22:45ci sono i preconcetti/tabù che in molte stiamo smascherando e mettendo fuori gioco – come quelli della mamma angelica e sempre felice: siamo sempre di più a parlare dell’ambivalenza dei sentimenti materni, facendoli uscire dal cono ombra e aiutando in questo modo moltissime donne che rischierebbero di perdersi nella solitudine. Ma poi ci sono i itabù subdoli, le aspettative che noi stesse ci infliggiamo, finendo col dire o fare cose che non ci appartengono. insomma qualche volta ci prendiamo in giro? io me lo chiedo continuamente quando leggo cose come “il lavoro? ho rinunciato. rimpianti? nessuno, anzi non sapete cosa vi perdete”. non è che per essere una brava madre spesso ci mettiamo in bocca queste o altre bufala? non sarebbe meglio dire “rimpianti? sì, avrei voluto lavorare e purtroppo me l’hanno reso impossibile. vorrei impegnarmi per far sì che questo non accada più ad altre donne”
Io temo che i prenconcetti siano si un problema, ma non il piu’ grosso. La mancaqnza di alternative e’ il vero problema.
Capisco bene di cosa parli Costanza quando dici che la rete crea alternative, ma siamo drammaticamente in ritardo.
Certe dinamiche in Italia non funzionano, creare e offrire servizi online non e’ una cosa cosi’ immediata. E soprattutto il mercato del lavoro e’ talmente stagnante che le donne ci pensano 50 volte prima di mollare un lavoro orribile ma sicuro per fare qualcosa di nuovo.
Non frainterdemi, io non sono disfattista. Io ci sto provando, e anzi il mio contributo a momcamp parla proprio di questo, di donne che stanno provando a realizzare un loro progetto ( se riesco a risolvere i problemi tecnici lo pubblico anche… eh eh). Cio’ non toglie che capisco chi non si butta.
Insomma siamo d’accordo che ci vuole spirito imprenditoriale, ma ci vogliono anche le condizioni che facilitano l’imprenditoria.
E’ proprio la definizione di imprenditoria che deve cambiare, aggiornarsi. Da noi viene considerato imprenditore chi eredita l’azienda dal padre e la gestisce (magari anche bene per carita’), ma all’estero l’imprenditore e’ quello che l’azienda se la costruisce da zero. Gli imprenditori sono i fondatori di Google, Yahoo, Facebook, per intenderci.
Scusate se continuo a citare l’estero come pietra di paragone, ma in Inghilterra e in US ci sono talmente tanti progetti lanciati da donne, cose che noi nemmeno ci immaginiamo, e ci sono anche tante organizzazioni/website dedicati alle donne per aiutarle a realizzare i propri progetti, spesso anche solo dando loro informazioni e facendo girare idee.
Comunque questa discussione secondo me e’ importantissima, e’ essenziale avere dei luoghi reali e virtuali per scambiarsi idee ed esperienze, per scoprire che alternative sono possibili.
Qui c’e’ ancora tanto da fare, ma e’ sicuramente fattibile! Rimbocchiamoci le maniche!
Letizia
http://blog.bilinguepergioco.com
18 maggio 2009 alle 22:57non so. cioè, sono convinta di quello che dice costanza, però mi è capitata una cosa che voglio raccontarvi. la scorsa settimana ho scritto come guest blogger sul blog di grazia, e mi sono inventata un “mini contro-corso di genitorialità per primipare inconsapevoli” (lo trovate qui http://grazia.blog.it/author/giuliana/). i commenti sono stati sorprendenti, almeno per me. le mamme sono contente, non vedono che cosa ci sia di così strano nella loro condizione, non ritengono neanche di trovarsi in una qualche condizione. non so. giro a voi il dubbio.
19 maggio 2009 alle 09:45Io però credo che le prime ad ingabbiarci siamo noi.
Quando una mamma full time non fa altro che dire quanto è impegnata, quanto, COMUNQUE, ha da fare, NONOSTANTE non lavori, quanto le giornate scivolino via, quanto impegno sia gestire 2-3 bambini, ecco che si ingabbia da sola.
Quando una mamma lavoratrice non fa che dire quanto è brava a riuscire a dedicare tempo esclusivo NONOSTANTE il lavoro, gli impegni, la casa, il marito, il blog; quando non fa che dire quanto è stata brava a svezzarli senza usare omogenizzati industriali NONOSTANTE il lavoro, ecco che, di nuovo, si ingabbia da sola.
Dovremmo liberarci noi per prime da certi distinguo ed essere sicure delle scelte che facciamo perché sono sempre, mi auguro, fatte per i nostri figli (oltre che per noi stesse).
19 maggio 2009 alle 12:11mamma imperfetta: hai ragione, ma penso sia una impresa difficilissima.
giuliana: ho letto anche io i commenti al tuo post, e in effetti sono perplessa dalle risposte date. mah!
flavia e letizia: forse dovremmo guardare davvero un po’ più altrove, e per fortuna abbiamo molte amiche blogger che vivono in uk e altri stati, che ci possono suggerire e partecipano attivamente alle nostre discussioni, per questo, Letizia, sono fiduciosa anche se concordo che siamo indietrissimo e un lavoro alternativo creato online è fattibile solo da pochissimi in italia.
19 maggio 2009 alle 16:43io sono una bambina di 11 anni penso di essere una bambina fortunatissima perchè mia mamma è una donna molto decisa ordinata e responsabile e si prende cura di me . per me lei è come un cangurello che mi tiene stretta stretta dentro la sua morbida e calda sacchetta e sono sicura che restera’ sempre la mamma deliziosa che io adoro….
by gaia.
16 ottobre 2009 alle 19:20