La mamma pigra e le feste di compleanno
La mamma pigra odia le feste di compleanno.

La mamma pigra all’inizio dell’anno scolastico ha salutato con gioia la democratica abitudine di festeggiare i compleanni dei bimbi all’asilo. Con venti euro di torta, prenotata qualche giorno prima e fatta recapitare direttamente a scuola, passa la paura, il festeggiato ha il suo quarto d’ora di protagonismo, nessuno si sente in obbligo di fare regali, e tutti son contenti.
Al compleanno del suo piccolo, a fine ottobre – il secondo o terzo compleanno della classe – la mamma pigra se l’è allegramente cavata così.
Poi, dopo qualche mese, è comparso nelle buchette fuori dall’aula il primo diabolico bigliettino, scaricato da un template in rete e fotocopiato a colori. “Sabato prossimo Cecilia festeggia il suo compleanno, tutti gli amici sono invitati, sala della parrocchia Santa Maria Desiderata, ore 15:30″. Un batterio provvidenziale e due giorni di febbre hanno fornito la scusa per ignorare l’invito.
Da quel momento, nessuno se la deve essere più sentita di fare la figura del proletario e accontentarsi della festa in classe. Uno dopo l’altro, sono arrivati a ruota gli altri inviti, “Mai sia che la Cecilia abbia avuto la festa tutta per lei, e la mia Matilde sia da meno!” devono aver pensato le altre mamme (quasi sempre di femmine, che già a questa età son più propense a far le principessine…). La mamma pigra con nonchalance li ha ignorati tutti.
E’ che la mamma pigra, alla sola idea di dovere incastrare, nelle sue due mezze giornate libere, tre ore di festa di compleanno con animatore, si farebbe piuttosto bastonare. Ha sempre odiato le feste di compleanno in genere e i clown le mettono tristezza; inoltre i bambini d’oggi già le sembrano pericolosamente tolemaici, piccoli soli al centro dell’universo e tutto intorno a loro una corte di pianeti, figuriamoci a dedicargli un pomeriggio di festa sul piedistallo, con inevitabile contorno di stupidi regalini da pochi euro made in china.
Così lei si oppone. Finge di non sentire. Fa sparire i bigliettini, tanto ancora il pargolo non sa leggere, fra due anni ci penseremo.
Gli verranno dei complessi? Forse sì, o forse diventerà prima asociale e poi si iscriverà a ingegneria.
Ciascuno, a suo modo, ha un’infanzia infelice: quelli poveri erano poveri, quelli ricchi troppo ricchi, chi è stato trascurato, chi è stato troppo amato, e tutti trovano la loro strada per uscirne e diventare adulti. Quindi la mamma pigra è tranquilla, non si sente in colpa e il sabato pomeriggio dorme, che la domenica si va in gita.







come ti capisco! io ho delegato (anche) questa parte della vita sociale di mio figlio alla tata, che infatti conosce tutti. quest’anno però la festa l’ho dovuta fare. anzi, ho dovuto fare una festa di non-compleanno, perché mio figlio è nato all’inizio di settembre, e ci teneva molto a festeggiare almeno una volta con i suoi compagni della materna. che fatica!
21 maggio 2009 alle 14:57Mah, non so, francamente la lettura del tuo post è divertente ma, dopo aver sorriso, sono tornata indietro di tanti, parecchi, anni.
Con il mio primo figlio, oggi ventisettenne, ho sempre cercato di attivarmi per rendere felici i suoi compleanni festeggiandoli sia in forma privata che “sociale” con un numero, limitato, di bimbi.
Devo essere sincera, sarà stata l’età tanto giovane (la mia ovvio) ma l’idea delle “feste controllate a numero” per lui sono sempre state un momento di grandissima gioia. Veri e propri successi, non lo nego.
Non mi sono mai posta la questione con il secondo figlio (oggi quasi diciannovenne) perchè nato in luglio ma, non ti nego, ho sempre ben tollerato il fatto che partecipasse agli inviti in generale perchè, data la sua indole, ho pensato gli potesse essere d’aiuto.
Diciamo, per onore della cronaca, che gli inviti sono inziati con l’avvento delle scuole elementari (o forse prima ed io ho glissato?)… e, grazie a questo, non è mai stato chiesto ai genitori di presenziare (a parte chi proprio desiderava farlo), pertanto non ho ricordi di momenti così difficili da sopportare da dover addirittura chiedere a qualcun altro di presenziare al mio posto.
Oggi, a 42 anni suonati, mi chiedo se, con la mia piccola (che ha quasi due anni e mezzo) mi lascerò travolgere da questi momenti (considerato che anch’io sono una pigra di indole)… forse, però, penso di sì, malgrado io oggi sia molto più impegnata d’allora (e anche più ansianotta), perchè, in fondo, anche questo è uno dei piccoli piaceri d’essere genitori.
21 maggio 2009 alle 16:22A presto, Cri
Ciao Cristina. Fino a pochi anni fa ho sempre osservato da molto lontano il mondo delle madri e dei bambini, perché sostanzialmente non mettevo in conto di farne parte io stessa. Tuttavia, mi sembra che rispetto ad allora negli ultimi anni la “pressione sociale” a organizzare, strutturare, e, in definitiva, spendere, sia esageratamente aumentata.
Fino a che punto è piacere, e dove diventa “obbligo indotto”? Sarà sano per i bambini sentirsi così coccolati e protagonisti? perché non è che poi si fa la festa una volta all’anno, e il resto dell’anno niente..
Io, nonostante i miei propositi spartani, mi sono ritrovata in breve ad avere la casa piena di giocattoli, perché se non sono io a comprare, ci pensano nonni, zii, amici… Così, mentre io da piccola sapevo che dei nuovi giocattoli sarebbero arrivati due o tre volte all’anno (natale, compleanno, e, forse, fine dell’anno scolastico), oggi mio figlio sembra considerare un diritto ricevere qualche giocattolo nuovo molto più spesso di così.
Ora, sarò vecchia, sarò pigra, sarò snaturata, saranno i retaggi di cattocomunismo che mi son rimasti attaccati nonostante ampie cure di scetticismo, ma davanti a certe cose mi scatta l’intolleranza
O meglio, ho imparato a tollerare col sorriso sulle labbra che le facciano gli altri, ma io passo la mano e cerco di fare altro, o di non fare assolutamente niente.
Poi ripeterò sempre fino alla nausea: ciascuna ha il suo modo di essere madre / donna / lavoratrice / etc, io mi limito a raccontare come lo sono io, e, se racconto quel che vedo delle altre, lo faccio senza pretese di proselitismo; anzi, se le altre trovano piacere a fare cose che a me non lo danno, sono contenta per loro
22 maggio 2009 alle 15:34Mi rendo conto di essere veramente al contrario…
23 maggio 2009 alle 08:29Non mi sono fatta mancare niente alle feste delle mie bambine negli ultimi 11 anni: ho fatto il pagliaccio (io) ho chiamato il pirata, ho portato al parco chili e chili di focaccine e torte fatte esclusivamente da me, ho truccato giocato, ma soprattutto mi sono stancata. In fondo capita 2 volte l’anno e solo guardare le vecchie foto mi ripaga. I vostri commenti mi hanno fatto sentire la solita rimbambita. Però sono pigra anch’io: Piuttosto di stirare organizzo anche le feste dei gli amici di mia figlia…
[...] al prossimo MomCamp, mi dispiace ma davvero non ce la faccio a far nulla di più del mio guest post; non so se, con l’arretrato di stanchezza che mi sento addosso, riuscirò a scavallare [...]
27 maggio 2009 alle 00:15sono una mamma di 45 anni con due ragazze di 19 e 15 anni, la prima perche io ero ancora sposata con il padre ha avuto di tutto e di piu , la seconda ha subito le brutture della separazione e altro, il suo carattere è diventato chiuso e ha rasentato l’asociale, ma quest’ anno anche se sono stanca, pigra, depressa e superimpegnata su tanti fronti, mia figlia Sabri mi ha chiesto di fare la festa di compleanno per i suoi 15 anni, questo mi ha reso strafelice perche mi sono resa conto che mia figlia è ritornata a sorridere e farò tutto e di piu per rendere meraviglioso quel giorno.
6 novembre 2009 alle 15:15