Mamma sì, ma senza pressioni

Mi dicono “scrivi dell’essere mamma al tempo del 2.0″.
Eh, pare facile.

E’ che la velocità con cui si riescono a trovare informazioni in rete può essere estremamente utile e parecchio fuorviante allo stesso tempo.

Una mamma è comunque un’autodidatta, non dimentichiamocelo. Non si nasce madri. Ci si diventa. E questo non è un fenomeno immediato che coincide con il parto.

Nonostante quello che ci dicono le nonne, nonostante i consigli delle zie, delle amiche e delle cugine ogni mamma cresce a modo suo.

In tutto questo il 2.0 può aiutare? Sì, credo di sì, specie quando si tratta di uscire da quei stupidi luoghi comuni sulle cose che “una madre dovrebbe fare”. Ma così come si riesce ad uscire dagli schemi spesso si rischia di rinchiudersi in altri.

Ho letto molti siti e blog scritti da mamme durante la mia gravidanza e la maggior parte erano pieni di cavolate, anche da un punto di vista medico (altri erano estremamente validi, c’è da dirlo).

La totale assenza di filtro rende più complicata una buona informazione, senza contare che rimango dell’idea che i pareri medici vadano chiesti ai propri dottori e non a Google (questo vale per ogni condizione fisica, non solo per la gravidanza). Ma coltivo una certa speranza in questo web fatto di mamme lavoratrici molto determinate che trovano, nonostante i mille impegni, il tempo per tutto, specialmente quello per educare e crescere i propri figli.
E’ un buon punto di partenza per togliere alla mamma il peso del “dovresti, devi, fai”. E’ un buon punto di partenza per confrontarsi e per cercare quella specie di conforto di cui una mamma ha bisogno quando il suo mondo viene stravolto dalla presenza del figlio.

Vorrei che le mamme di oggi smettessero di parlare di pannolini e di quanti ruttini facciano i propri figli e che si concentrassero su come migliorare la loro vita di donne, di figlie, di mogli, di fidanzate senza dover scendere a troppi compromessi e senza dover per forza rinunciare a qualcosa.

Vorrei che questo web 2.0 parlasse di più dell’impegno fisico e mentale che richiede un neonato e dell’importante ruolo dei padri che non si limitano più a guardare come un tempo.
Vorrei che ci fossero più informazioni sulla depressione post-partum e su come riconoscerla.
Ma in fondo siamo sulla buona strada, ci scommetto.


11 commenti

  1. Blimunda:

    Per tutta la gravidanza ho lottato contro luoghi comuni medievali, consigli non richiesti, prescrizioni con il ditino alzato di madri che mi dicevano “Io, invece ho fatto così e cosà”. Tanto che è stato l’argomento principale del mio blog (e ora del mio libro) per quei nove mesi. Siamo sulla buona strada sì, perché, proprio tramite il blog, a ogni mio sfogo corrispondevano decine di commenti di mamme che, come me, non ne potevano più del comune sentire sulla gravidanza, non vedevano l’ora di parlarne sinceramente e anche di riderci un po’ su, senza alcuna aura di sacralità. A volte penso che siamo proprio noi donne i giudici più severi di noi stesse; se impariamo a liberarci dal giudicare, vivremo decisamente meglio, con noi stesse e con le altre.

  2. Rossella Ninna:

    Io continuo a lottare tutt’ora con tutti i luoghi comuni dell’essere mamma. Iniziano con la gravidanza e purtroppo non smettono mai di arrivare.
    Ho imparato che il processo alla mamma è una cosa inutile e controproducente, sia quando parte da noi stesse che quando parte da altre persone.
    Non è una lotta, non è un esame, non si deve dimostrare niente a nessuno.
    Mi scoccia solo esserci arrivata qualche mese dopo la nascita di mia figlia.

    “on vedevano l’ora di parlarne sinceramente e anche di riderci un po’ su, senza alcuna aura di sacralità”

    Quanto hai ragione.

  3. Domitilla Ferrari:

    I luoghi comuni credo siano una controindicazione della gravidanza, dovrebbero dirtelo quando ti prescrivono le analisi: non hai la toxoplasmosi? Attenta allora a non mangiare questo e quello. E ai luoghi comuni sei vaccinata?

  4. Rossella Ninna:

    Ecco, sperimentassero il vaccino! ;)

  5. lastaccata:

    Fin dal momento in cui ho scoperto che le due striscette sul test di gravidanza era diventate rosa ho iniziato a documentarmi, soprattutto divorando le famigerate guide al mestiere di mamma. L’unico risultato che ho ottenuto è stato quello di incamerare dubbi e ansie. Soprattutto il “devi fare quello, devi fare questo” mi hanno inizialmente spiazzato. Poi, visto che sono una che accetta con estrema difficoltà le regole, sono rinsavita e ho riposto quegli inutili manuali nell’angolo più recondito della libreria.
    Tutto quello che ho imparato sui bambini me lo ha insegnato mio figlio, semplicemente esistendo.
    I bimbi sono pezzi unici: non nascono con il libretto delle istruzioni attaccato al cordone ombelicale. In ogni caso, questo verrebbe via con un colpo di forbice e si rimarrebbe comunque fregate!
    Cito le tue sacrosante parole:
    ” Vorrei che le mamme di oggi smettessero di parlare di pannolini e di quanti ruttini facciano i propri figli e che si concentrassero su come migliorare la loro vita di donne, di figlie, di mogli, di fidanzate senza dover scendere a troppi compromessi e senza dover per forza rinunciare a qualcosa.”
    E’verissimo: ho trovato molto produttivo conversare con donne che cercano comunque di conservare una loro individualità, senza voler vivere per i figli ma con i figli.
    Rifuggo come la peste quelle i cui argomenti principali sono la marca dei pannolini o la quantità di ruttini necessaria a stabilire se il piccolo ha digerito ( mio figlio non ha mai fatto un ruttino dopo la poppata: sarà forse un alieno?)
    E mi auguro che in questo spazio si dia maggior risalto agli aspetti che hai citato alla fine del post, in particolare a quello della depressione post partum.
    Anche fornire qualche informazione supplementare sull’allattamento ( per quante abbiano voglia di nutrire al seno i propri piccoli, perchè anche questa deve essere una scelta e non un’imposizione) potrebbe essere utile.
    Io ho riscontrato enormi difficoltà nell’allattamento, difficoltà che mi hanno quasi fatto scivolare nella depressione.
    E’stato sufficiente rivolgermi alla Leache League per risolverli, ma ci sono arrivata soltanto dopo due mesi di informazioni sbagliate che mi sono arrivate, badate bene, da persone che teoricamente avrebbero dovuto possedere una qualche conoscenza in materia ( la pediatra di mio figlio e le ostetriche del consultorio a pochi passi da casa mia).
    Per quanto riguarda i papà, devo dire che il loro ruolo recentemente ha subito una mutazione in positivo impensabile. Sono più responsabili, più presenti e questo è decisamente un supporto straordinario. E ringrazio il cielo di avere in casa un uomo che corrisponde pienamente a questa nuova tendenza. Senza di lui le cose sarebbero state enormemente più difficili.
    Siamo sicuramente sulla buona strada, ci scommetto anch’io!

  6. Rossella Ninna:

    I manuali non li ho mai guardati anche se me li hanno regalati.
    Ringrazio il cielo di aver studiato biologia all’università e di avere almeno le basi per evitare certe letture decisamente fuorvianti.
    Brrr. Hai fatto bene a metterli via!

  7. lastaccata:

    Brava ninna! Sei stata molto più intelligente di me a non sciropparti certe letture insane.
    Per riscattarmi, due anni dopo la nascita di mio figlio ho scritto un’antiguida al mestiere di mamma, dove ho cercato di smantellare lo stereotipo della mamma perfetta ( dicono) con molta ironia.
    E’stato davvero divertente scrivere quel libro dove me la prendo soprattutto con quanto pretende di insegnarti come si fa la madre.
    Li chiamo gli “pseudopediatri” e credo sia superfluo aggiungere il perche!
    Un abbraccio a te e al pancione.
    Luana

  8. lastaccata:

    Con quanto pretende? Mah!Sarà colpa della pioggia, ma oggi sragiono!
    Ovviamente intendevo scrivere ” con quanti pretendono di insegnarti come si fa la madre”!

  9. Friday tips | Ninna's life:

    [...] figura della mamma che è troppo radicata ancora nella testa di molte persone (ne ho parlato anche qui). Io avrei partecipato molto volentieri se non avessi un fine settimana da fidanzata ad attendermi. [...]

  10. licia:

    Occorrerebbe stilare una lista dei 2 miliardi e mezzo di consigli non richiesti/osservazioni/cazzate varie che una donna deve sorbirsi dal momento in cui dà la notizia, dal “non sei incinta di tre mesi e l’hai detto in giro??? Ma non si fa!!!!” al “eh no, ti devi riguardare, basta con tutto ’sto lavoro”.
    Ma tanto è inutile: la società è strutturata in maniera tale che DEVE essere sempre colpa della madre.

  11. Rossella Ninna:

    Sarà sempre colpa nostra purtroppo. Basta fregarsene. ;)

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