Mamme sociali

A un certo punto, non ricordo quando precisamente né in quale luogo della rete, mi è stato affibbiato l’appellativo di mamma 2.0.
Mi era piaciuta così tanto questa definizione che per un certo periodo l’ho usata in molti dei profili utente che ho online. Pensandoci, non c’è nulla di più vero: frequento la rete dal ‘96, sia per lavoro che per passione, da prima del web 2.0 certo, ma posso ben dire che internet è stata e continua ad essere una parte importante della mia vita, anche della mia vita di mamma.

Peccato non averla avuta nel ‘90, mentre aspettavo mio figlio. Non è solo per il piacere che avrei avuto nel ricevere regalini e biglietti di auguri provenienti da Londra e New York o scarpine e bavaglini da neonato confezionati a Vancouver o Sidney – ho sempre avuto molte relazioni con utenti non italiani – ma di certo avrei occupato le ore notturne che passavo sveglia a causa dell’insonnia che mi tormentava, avrei potuto creare relazioni con altre mamme in attesa e mi sarei sentita meno isolata.

Purtroppo ho avuto la fortuna/sfortuna di aspettare un figlio a ventitré anni, quando le mie amiche e conoscenti pensavano ad altro. Non che fossi diversa: fino all’anno precedente mi ero dilettata nelle stesse attività, poi le prospettive sono del tutto cambiate. Mi sono trovata improvvisamente sola con la mia pancia. Tutte troppo giovani, anche se non di età, o troppo avanti con gli anni, e io aliena lì in mezzo.

C’erano i libri sull’argomento, ovvio, certamente tutte le riviste specializzate che l’edicola poteva offrire e in più le immancabili raccomandazioni di genitrici, zie e nonne, ma quello che mi mancava veramente erano altre voci al pari della mia.
Internet per me avrebbe rappresentato un ambiente di incontro e scambio di esperienze, quello che poi è diventato più tardi.

La rete è di fatto un contenitore ricchissimo di occasioni ed è una gran fortuna poterne attingere a piene mani, specialmente oggi che la maternità ha una valenza diversa da quella che ho vissuto allora. Da un certo punto di vista c’erano meno preoccupazioni, si beneficiava dell’ottimismo degli anni ‘80 e metter su famiglia era lo sbocco naturale della vita di coppia, anche in considerazione del fatto che una donna poteva ancora rientrare nel mondo del lavoro poi.
Attualmente, è vero, tante informazioni in più, maggiore consapevolezza, una migliore conoscenza di se stesse. Insomma, mi piacciono molto le mamme che vedo in giro oggi: sono belle, spigliate, portano a spasso la loro pancia con fierezza, anche se non più giovanissime, ma è indubbio che la maternità sempre di più sia considerata un lusso che non tutte si possono permettere. O, rovesciando il concetto, un sacrificio troppo grande da affrontare, sia in termini personali che economici e di carriera.

Internet e i media sociali allora possono effettivamente dare una mano ad uscire dall’isolamento, perché diventare ed essere madri non è mai stato semplice, ma oggi lo è sempre di meno. Se a me veniva rimproverato il fatto di essere tanto giovane, attualmente le mamme si trovano a soffrire dell’ansia delle scelte imposte dalla società. La rete dà voce a tutte: per parlare delle frustrazioni in campo professionale, per aiutarsi reciprocamente – a volte basta una chiacchierata su Skype -, per avere una spalla su cui piangere quando ci si sente spossate dall’allattamento ed estranee in un corpo diverso, per creare occasioni di incontro in real life. Per ridere.
Per parlare di come la vita cambia nel giro di qualche mese e scoprire che non sempre è necessario cambiare con lei; per organizzare viaggi su misura, gruppi di acquisto, sedute di bellezza tutte insieme. Oppure per creare occasioni professionali, perché no? Senza dimenticarsi dei papà.

Internet non li esclude, per fortuna. Non più muri, non ci sono “luoghi” inaccessibili a quelli che vivono la paternità con partecipazione e consapevolezza. Non esistono “faccende da donna” in rete, gli uomini ne diventano parte integrante e possono dire la loro su ansie e aspettative, lacrime, massaggi a caviglie gonfie, possono portare il loro contributo o essere aiutati a prendere coscienza che diventare genitori è un fatto che riguarda in prima persona anche loro, nel bene e nel male.
Hanno finalmente possibilità di colloquiare e uscire da quel ruolo che li vede da sempre gregari e mai protagonisti. Non è poco.


4 commenti

  1. Un nuovo inizio « Diario Semistupido:

    [...] è qui. Parla naturalmente di me e della mia esperienza, ma anche delle altre “mamme sociali”. [...]

  2. Sandra:

    Sono contenta che Niki abbia avuto voglia di tornare a scrivere, grazie Momcamp.

  3. Rossella Ninna:

    Se ti consola io sono diventata mamma a 26 anni solo 3 anni fa e al corso pre-parto venivo guardata come la sedicenne rimasta incinta per aver fatto sesso troppo presto.
    Un esercito di mamme over 35.
    Bah!

  4. Niki Costantini:

    Sono contenta anche io Sandra.

    Rossella, ho avuto allora lo stesso problema, e vedrai tra tre anni in prima elementare!

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