il tempo perduto

frequento due ragazzine che hanno il permesso di chiamarmi mamma. questo mi autorizza a conoscere le leggi del mondo, e a farvene graziosamente dono. acciocché sappiate che esistono battaglie – nella vita – che non vale la pena combattere.

contro le altre mamme. a qualunque generazione appartengano – trisavole o fresche di episiotomia – si sa che le mamme danno buoni consigli (non potendo più dare il cattivo esempio, già). che voi ne abbiate bisogno o – soprattutto – no.
strategia di armistizio: siate parte del club. preparate un argomento a piacere (non è richiesta pertinenza) e rilanciate. sicumera contro sicumera.

contro i passanti. il fatto che siate un formidabile genio, abbiate una laurea in ingegneria acrobatica e vi facciate regolarmente scortare da tre bibliotecari (irascibili) non è in grado di mutare la percezione altrui: siete diventata scema. lo sguardo vacuo della spingitrice di altalena, peraltro, non aiuta.
strategia di armistizio: adeguatevi (è riposante, e dio solo sa). unitevi ai gorgheggi, rispondete a monosillabi, fate finta di aver sbagliato strada e tornatevene a casa.

contro il rosa (in caso di maschio: i giochi di guerra). voi siete raffinate signore dalle tinte sobrie (icdm: vegetariane pacifiste) e quella (icdm: quello) fa una scena madre per portarsi a casa un tutù color della bigbabol, coi luccichini (icdm: un’arma di distruzione di massa qualsivoglia, con munizioni). non date la colpa ai nonni: è una malattia dell’infanzia.
strategia di armistizio: assecondate. come la varicella, prenderla da grandi è più pericoloso. poi passa (speriamo).

contro i figli. vostri: non li detesterete mai abbastanza; altrui: non vi piaceranno mai abbastanza. non importa quanto adorabile (sbava), boccoluto (puzza) o beneducato (sì, vabbè) possa essere, un bambino avrò sempre la capacità di farvi (venir voglia di) urlare, fortissimo e senza costrutto. e di farvi sentire una merda, subito dopo.
strategia di armistizio: resa incondizionata, rispamiate energie: è tutt’un equilibrio sopra la franzoni.


5 commenti

  1. Blimunda:

    Quanto ci hai ragione. Su tutto, ma ti do i miei 2 cents per i passanti. Mi sono scapicollata per tornare al lavoro a tre mesi dal parto, ho lanciato siti, scritto articoli, invitato cinesi in Italia, fatto cose, visto gente, scritto pure un libr(in)o, e dopo tutto questo i miei ex colleghi si sussurrano, complici: “Vedi come si è rincoglionita, da quando ha una figlia? Eh, succede proprio a tutte”. Se ne faccio un altro, me la godo fino in fondo, altroché.

  2. Domitilla Ferrari:

    già, ma sono i maschi ad averlo detto, a me tutto quello che sei riuscita a fare ’sto periodo, nonostante la presenza – immagino impegnativa – della pupapiccola, ha sortito molta ammirazione

  3. Blimunda:

    Domitilla, non ero fishing for compliments (grazie, comunque), era solo una piccola nota a margine per dire, è proprio vero, quando ci riproduciamo, per molte persone passiamo di diritto fra le rincoglionite, non importa ciò che facciamo o non facciamo. E, attenzione: non sono solo gli uomini a dirlo, spesso sono le altre donne, le amiche senza figli, eccetera. E’ così, conviene saperlo, non curarci di loro, guardare e passare.

  4. Serena:

    un po’ è anche che ci rincoglioniamo davvero. cioè: io passo effettivamente un sacco di tempo a spingere altalene anziché leggere proust, e questo alla lunga si vede. il resto è altrui pigrizia o – peggio – stucchevole posa. i maschi più in buona fede delle femmine, se proprio dovessi scegliere.

  5. Mariela De Marchi Moyano:

    Non credo che leggere Proust ci renda meno rincoglionite, dipende da come lo si legge. Così come dipende da come si spingono altalene. Ad ogni modo concordo: c’è il rincoglionimento, però inizia prima, molto prima della maternità – quello è, diciamo, il colpo di grazia.

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