Una bambina di 11 anni ci racconta in quanti modi diversi si puo’ essere mamma

Questa storia commovente e’ stata scritta da Emma, che ha 11 anni e insieme alla sua famiglia ha fatto le valigie per andare a vivere dall’altra parte del mondo. Questa storia secondo me ci aiuta a ritornare con i piedi per terra, a ricordare i sacrifici che tante donne fanno per i bambini, e ci parla anche delle bellezze che si scoprono quando ci si apre ad altre culture senza giudicarle. Dedico questa storia a tutte le mamme, cioe’ a tutte le donne che fanno tanti sacrifici per crescere dei bambini, non necessariamente i loro.

Mamma! Questa parola ha un significato grandissimo. In tutto il mondo infatti si festeggia tutti gli anni la festa della mamma, anche se in giorni diversi. Qui in Brasile, come in Italia, si festeggia la seconda domenica di maggio. Per me la mamma è la migliore amica che ci sia al mondo, la persona che nelle difficoltà o momenti difficili sempre mi aiuta, la persona che fa di tutto per farmi contenta, la persona che mi coccola.

Il significato di mamma qui in Brasile è si, come in tutto il mondo, la persona che genera vita, ma ha “sentidos” (significati) più ampi. Ora cercherò di descriverli.

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Esistono mamme che fanno un figlio e poi non riescono a tenerlo per vari motivi: non riescono a “cuidar” (aiutare a crescere, educare) i propri figli per motivi economici, oppure perché sono troppo giovani.

Esistono mamme che accolgono in casa i figli del marito, o figli di altre persone che non ce la fanno a tenerli, come la nostra vicina di casa.

Esistono mamme che vivono con i propri figli ma senza marito, come un’altra nostra vicina di casa o come una mamma che abbiamo incontrato e che ha quattro figli. Lei lavora dalla mattina presto alle nove di sera e i suoi figli la vedono solo alla domenica. Il più grande di otto anni bada ai più piccoli e quella di sei anni lava i vestiti, i piatti.. come riesce, aiutata un po’ dai vicini.

Immagino questa mamma che come tutte le mamme vuole stare con i propri figli, ma se abbandona il lavoro, con cosa vivono?

Esistono mamme che sono nonne, o zie, perché la mamma naturale e il papà se ne sono andati ognuno per la propria strada senza problemi. Allora nonne, zie o figlie più grandi si prendono cura di questi bambini . Come una bisnonna (avosinha) di 84 anni che “crea” (si prende cura) i tre nipotini figli di sua nipote e di tre padri diversi. Con questa nonna c’è anche uno zio dei bambini che loro chiamano papà e che mi ha commosso quando ha detto: “Questi bambini valgono più della mia vita, soprattutto Josuè, che è nato prematuro, così piccolo che stava nelle mie mani, e ora ha problemi mentali. Io lavoro a Belem, dove vado ogni due mesi, mi sono promesso che entro quest’anno darò a questi miei “figli” una casa di mattoni al posto di quella di taipa (fango)”.

Mamma è anche la madrina, che qui in Brasile diventa la seconda mamma quando c’è bisogno o quando la mamma manca. Visitando le famiglia con la mia mamma, ho incontrato una madrina che lasciò i suoi figli già abbastanza grandi in un bairro (quartiere) per andare ad aiutare la sua figlioccia e la sua mamma che avevano molto bisogno. Il concetto è: vado da chi ha più bisogno!

Esistono mamme che fanno il figlio a 15 anni come Giulia. Giulia è una ragazza di 17 anni che ha già una bimba di nove mesi, Alice, ed è incinta di un altro bambino. Ora Alice sta tutta la settimana con la madrina e, alcune volte, passa il sabato e la domenica con la mamma.

Alice ora sembra rinata, solo poco tempo fa, con la sua mamma, non riusciva ancora a stare seduta perché era sempre lasciata sul letto oppure sull’amaca, soprattutto non sorrideva. Adesso quando mi avvicino per prenderla in braccio lei si agita tutta ridendo forte, sgambetta. E un giorno, addormentandosi tra le mia braccia, si canticchiava perfino la ninna nanna.

La madrina di Alice è Francisca, che ha già 11 figli e 29 nipoti! Accogliendo in casa Alice ci dice: “Alice è un’altra benedizione che Dio mi ha voluto dare”. Lunedì scorso Francisca con Alice si sono alzate alle 3 di notte per prendersi il posto all’ospedale per fare una visita pediatrica, accompagnate da mio papà.

Esistono mamme che vivono con un uomo che loro non amano, perché maltratta loro e i figli, ma lasciarlo vorrebbe dire perdere la sicurezza economica e andare incontro a violenze per vendetta. Allora preferiscono sopportare in silenzio, come la storia di Pedro e di sua mamma, che racconterò un’altra volta.

Mamma è anche la mamma di Clara, mia “coleguinha” di scuola, che – con le altre tre figlie, coleguinhas di Adele e Alessandra- ci accoglie nella sua casa per studiare, per giocare, per mangiare.

In Brasile la mamma si festeggia da tutte le parti: in chiesa, nel dia da mãe, viene dedicata la fine della messa alle mamme, viene letta una poesia sulle mamme e chi vuole può leggerne in pubblico una alla propria. Infine vengono chiamate per nome davanti, vicino all’altare, tutte le mamme presenti, e viene dato loro una rosellina.

A scuola, come in Italia, si prepara un pensiero per la mamma e tutti i bambini risparmiano qualche reais per comprare dei regalini per le loro mamme: regalini piccoli ma significativi.

Noi abbiamo festeggiato il dia da mãe nella rua, con i nostri vicini: c’erano tre tavoli tutti pieni di cibo perché ciascuno faceva una comida. E tutte le sedie in fila per le mamme. Per prima cosa noi ragazzi e ragazze abbiamo letto delle poesie alle mamme, poi abbiamo mangiato tutti insieme, e dopo giù con il divertimento e il ballo, che qui non manca mai. Prima di mangiare abbiamo recitato tutti assieme la preghiera del Padre Nostro dandoci la mano. Solo noi e un’altra famiglia siamo cattolici: gli altri sono “crenci”, (evangelici: aderenti all’Assembleia de Deus o a molte altre chiese), o non vanno in chiesa. Ma il Padre Nostro ci ha uniti tutti.

Emma Annechini

NOTE:

- Per chi non ci conosce personalmente e legge questa newsletter: siamo una famiglia partita nel gennaio 2009 con il Centro Missionario Diocesano di Verona come laici fidei donum per un’ esperienza di un anno e mezzo a São Luis, Maranhão, Brasile, dove la diocesi dal 2005 ha una presenza di preti fidei donum. Viviamo in questa realtà ecclesiale e sociale svolgendo i lavori che facciamo in Italia: Paolo il giornalista, Luisa la coordinatrice in area educativa, i figli andando a scuola.

- Abbiamo scelto di chiamare questa newsletter “Rua 11”: è la strada dove abitiamo qui a Cidade Olimpica, São Luis. Riporta semplici note di vita, incontri, scritti da chi li ha vissuti, con il suo stile, con la sua età. Queste note noi le pensiamo per mantenere contatti, continuare relazioni, scambiare impressioni di vita sociale ed ecclesiale. Fatene l’uso che ritenete più opportuno.

- Inviamo questa newsletter a persone alle quali pensiamo possa far piacere riceverla. Se altri amici o vostri conoscenti desiderano riceverla, mandateci una mail: annechini@fondazionecum.it

(Paolo e Luisa)

La famiglia Annechini ha autorizzato la pubblicazione di questo scritto, se volete seguire la loro storia scrivete loro e vi manderanno la loro newsletter, annechini@fondazionecum.it.


1 commento

  1. Angela:

    Salve, conosco molto bene la realtà di cui si parla in questo post in quanto il mio compagno è brasiliano.
    Lui stesso ha due fratelli de criaçao, allevati dai miei suoceri perche i genitori naturali se ne sono sempre disinteressati.
    trovo questa cosa molto bella e, pur avendo gia un figlio nostro, vorrei se possibile adottare o avere in affido un bimbo o una bimba per dar loro una chance.
    trovo che però la chiave di volta di questo discorso stia nella prevenzione delle nascite diciamo “azzardate”: che futuro puo dare una madre povera ed adolescente a un bimbo? E’ sem futuro!
    Per questo trovo che la Chiesa Cattolica debba dare un forte impulso in tal senso invece di proibire la contraccezione meccanica e l’aborto.
    Ho sentito troppe storie di infanzia negata per non pensare che, in certi casi, meglio proprio non nascere.
    Ecco, penso che prevenire sarebbe molto meglio che curare.
    Angela

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