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Figli
Scritto da Tiziana Ferrando | 03.06.2009
Ho 43 anni, un bimbo di 5 anni e una bimba di 17 mesi.
Sono, secondo le definizioni dei reparti maternità, decisamente una mamma attempata.
Come mai? Il tic-tac del famoso orologio biologico? Forse, ma soprattutto il pensiero di fondo che non c’è un momento cronologicamente giusto per diventare madre (e padre) ma che il momento è quando due persone, una coppia, si sentono pronti per questa avventura.
Ragionevolmente pronti, diciamo, che in realtà è una di quelle cose per cui bisogna un po’ sempre chiudere gli occhi e buttarsi con il cuore oltre l’ostacolo.
Cosa ho imparato da quando sono arrivati loro.
• Nei primi anni di vita i bambini sono forze libere della natura, come un ciclone o un’inondazione.
Puoi riuscire, a fatica, a contenerli, ma non pensare davvero di dominarli. La loro energia è comunque incommensurabilmente superiore alla tua.
Aver pensato mille volte, prima, “com’è viziato quel bambino!”, “come lo educano male!” o “quella madre è isterica” e ritrovarsi, poi, talvolta, nelle stesse identiche situazioni… non ha prezzo.
• La personalità non è, come pensavo prima, determinata soprattutto dalle condizioni ambientali e dall’educazione ricevuta. La componente innata è fortissima.
Poi ci puoi lavorare, naturalmente, ma, soprattutto con la nascita del secondo figlio, ti rendi conto di come due bambini anche piccolissimi si comportano e reagiscono in maniera diversa nelle stesse situazioni.
Cosa mi auguro.
Vorrei riuscire a non pensare mai che i miei figli sono “miei”.
Io e il loro padre li abbiamo “messi al mondo” (peraltro senza il loro parere a riguardo) e del mondo e di se stessi devono essere.
Mi auguro di non cedere mai alla tentazione di riversare su di loro le “mie” aspettative e i “miei” desideri, vorrei soltanto riuscire, con discrezione, ad aiutarli ad avere fiducia in se stessi e a capire qual è la “loro” strada per vivere compiutamente la “loro” vita.
Argomento: Ospiti, Storie | 5 Commenti »



















03.06.2009 at 19:49
Per caso il secondo figlio ha iniziato a parlare ad una età più avanzata rispetto al primo?
Per caso il secondo figlio è più “vivace” del primo?
03.06.2009 at 19:58
sul linguaggio assolutamente si: la seconda praticamente ancora non parla mentre il primo ha parlato molto presto
per quanto riguarda la vivacità diciamo che la seconda è vivace in un altro modo , ha sviluppato molto prima le capacità motorie e ne fa un uso abbondante e spericolato
05.06.2009 at 01:52
Il mio intervento era per dire che invece la componente ambientale potrebbe essere più importante di quanto non tendiamo a credere.
Avere un fratello più grande (che credo sia un fatto ambientale) penso infatti possa determinare degli aspetti del carattere che magari di primo acchito tendevamo ad assegnare a fattori genetici.
Quindi per esempio il fatto che un bambino inizi tardivamente a parlare può essere dovuto a una certa pigrizia che non esisterebbe in mancanza di un fratello più grande (e infatti il primogenito ha iniziato a parlare prima).
Così come una certa iperattività potrebbe non essere genetica ma semplicemente indotta dalla presenza di un fratello maggiore.
Dall’iperattività sviluppa poi un carattere diverso. E come diversamente è cresciuto un secondogenito rispetto a un primogenito (i genitori trattano obiettivamente i due figli in modo diverso) così il suo carattere si sviluppa in modo diverso.
Poi magari uno psicologo saprebbe spiegare meglio certe cose che io solo intuisco.
05.06.2009 at 09:21
è quello che avevo sempre pensato anch’io, eppure… non mi riferisco tanto allo sviluppo delle capacità quanto al fatto che, fin dai primissimi mesi di vita, vi sono delle differenze evidenti su aspetti quali la cocciutaggine o la docilità, la tendenza a lagnarsi o a sopportare piccoli fastidi, ecc. Le stesse impressioni mi sono state confermate da amiche con coppie di gemelli, nel qual caso le condizioni ambientali sono sicuramente più simili, se non uguali.
Poi, certamente, anche le mie sono osservazioni empiriche e non evidenze scientifiche.
05.06.2009 at 14:24
Credo che bisognerebbe intendersi su cosa sia ambiente. A partire dal grembo materno.
Mi puoi dire che il tuo grembo è sempre lo stesso sia per il primo che per il secondo figlio.
Io credo che invece siano due ambienti molto diversi tra loro. Anche se non ti conosco
Da un ambiente un po’ più duro e “montagnoso” può sviluppare un bimbo un po’ più cocciuto (boh… o viceversa). Da un ambiente leggermente aspro e un po’ più ruvido puo’ crescermi una bimba meno lagnosa poichè ha già conosciuto certe asperità.
Tutto questo se accettiamo il fatto che questi bambini iniziano ad assorbire fin dal grembo.