Nascere e rinascere

Sono le sette del mattino e lo so che sta camminando avanti e indietro per i corridoi di quella clinica sconosciuta in terra straniera.
Non mi serve vederla per saperlo. Lo so.
Guarda per terra. Automaticamente, per un antico istinto, si mette a contare le fughe delle piastrelle. A metterle in fila. A cercarne un segno.
Come lo ha cercato tante volte.
Un’altra clinica. Un’altra vita. Ed era meno di un anno fa.

Silenzio. Un silenzio assordante che si mescola solo al battito del cuore.
Di due cuori.
Di una nuova piccola vita che incomincia. E di una grande vita che ricomincia.
Che non ha mai smesso di ricominciare.

Un’infermiera sollecita, accecante nel suo lindore, le ricorda di non mangiare, che il cesareo sarà tra poco.
Come se lo stomaco non fosse già chiuso da ore. Come se il cibo fosse importante. Come se non fosse già troppo tempo che, regolarmente, dimentica di mangiare.

Attesa. Attesa che somiglia a tante altre attese.
Ore passate lungo i corridoi. A rincorrere le ore.
A cercare uno sguardo se non speranzoso, almeno possibilista.
Echi di quell’angoscia che arrivano fino ad oggi. Anche fino a domani, che un figlio che se n’è andato non ti lascia mai.
Ed era meno di un anno fa.

Ma oggi è un giorno nuovo.

Benvenuto Christian.
Bentornata Daniela.


2 commenti

  1. Fabiola:

    Ti adoro!

  2. stefania:

    mi hai fatto piangere!

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