Quando ero incinta, andai a fare l’ecografia morfologica nell’ospedale dovre avrei partorito, accompagnata come sempre in queste occasioni dall’ingegnere. Il medico che era di turno ci accolse nell’ambulatorio, e ci chiese subito se era la mia prima gravidanza; alla nostra risposta affermativa, scosse la testa e osservò “Immaginavo. Al primo figlio, vengono sempre tutti e due; dal secondo in poi, solo le mamme”.
Questa osservazione ci sembrò straordinariamente triste e assurda insieme. Non abbiamo avuto modo di smentirla, perché siamo rimasti a quota uno, ma in tutto quel che riguarda Guido ci siamo sempre regolati sulla base del principio che “i figli si fanno in due”, non solo all’inizio, ma anche dopo. Devo anche dire che conosco molte coppie che adottano la stessa linea di condotta.
Eppure, quando sento parlare di figli, spesso le uniche chiamate in causa sono le mamme. Martedì scorso, nell’arco della stessa giornata, ben due articoli sul Corriere.it chiamavano in causa le madri, colpevoli di prolungare per troppi anni l’uso del passeggino e, se madri lavoratrici, di aumentare il rischio di obesità dei propri figli. Ministeri e assessorati alle politiche familiari vengono assegnati sempre e invariabilmente alle donne. Scuole, pediatri, servizi vari, danno per scontata la presenza di madri pluridisponibili, chiamabili con preavviso zero, tanto mica avranno qualcosa di importante da fare, no?
Questo semplicemente non funziona. Né per le madri, né per i padri, né per i figli. Crea madri stremate e insoddisfatte, padri trascurati, figli incapaci di autonomia. La mia modesta proposta per sfuggire a questa corsa del topo è: fate finta di non essere le WonderWoman che in realtà siete, e abituatevi ad essere ogni tanto felicemente pigre.
Fin dall’inizio, lasciate godere anche ai vostri compagni la soddisfazione di cambiare i pannolini. Accogliete con gratitudine le offerte di aiuto dei nonni, che anelano a tenere per qualche ora vostro figlio mentre voi vi prendete un po’ di respiro. Quando crescono, non pensate che abbiano bisogno di voi 24 ore al giorno, possono tranquillamente affezionarsi anche alla dada del nido o alla zia che li viene a badare.
Non siate gelose, non smetteranno mica di volervi bene e di pensare che siete la donna più bella del mondo (almeno per qualche anno). Se li abituate a un universo in cui non esiste un solo punto di riferimento (la mamma), ma ci sono anche altre persone che gli vogliono bene e di cui si possono fidare (il babbo, i nonni, le dade), saranno bambini più sicuri di sè, non si metteranno a piangere alla porta dell’asilo, e correrete meno rischi di trasformarvi nella loro cameriera.
Anche al Momcamp, smettiamo di pensare che sia solo una questione di mamme, distribuiamo un po’ di questo dolce carico anche sulle spalle dei nostri compagni. In due, funziona meglio
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