La lentezza, la corsa e la frenata

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Di Silvia SacchettiMamma Imperfetta

Il tempo delle mamme è un tempo bipolare.

Alterna momenti di assoluta lentezza a momenti di rapidità spiazzante.

È un tempo lento quando sei incinta in preda alle nausee. È un tempo lento quando ti dicono che il test combinato non è andato bene e devi fare l’amniocentesi, è un tempo lento quando per 18 giorni aspetti il risultato, è un tempo lento quando, con due bambini piccoli, uno di 26 mesi e l’altro di un mese, arriva una telefonata dall’ospedale che annuncia perentoriamente e senza alcuna nota a piè pagina: “dovrebbe riportarci il bambino perché c’è un valore sballato nello screening sulle malattie metaboliche”. (Nientepopodimeno che!).

È lento quando tuo figlio non cresce di peso perché vomita giorno e notte.

Sono lente le notti, quelle interminabili con un neonato urlante che non si placa in nessun modo. Sono lenti i pomeriggi in cui il neonato urlante non ne vuole sapere di assopirsi nemmeno qualche minuto e l’altro bambino piccolo reclama un po’ di presenza.
Sono lenti i ritmi in cui cerchi di adeguarti a tutti i cambiamenti che invece corrono come una valanga trascinandosi dietro la tua vita.

E allora, provi a cambiare marcia e inizi a correre.

Corri per la sfida di questi anni: la conciliazione di tempi famigliari con tempi lavorativi. Corri a portarli al nido, corri perché devi timbrare il cartellino e ogni minuto, su quel programma dell’ufficio paghe, ne vale 15. Corri per uscire dal lavoro ad un orario decente. Corri alle riunioni a scuola, corri alle feste di compleanno, corri ai convegni, corri in libreria, perché, insomma, non di sole pappe si nutre una madre.

Corri per essere una copia perfetta della tua idea imperfetta di maternità.

Corri da un’amica, perché hai voglia di un abbraccio, ma di un abbraccio lento.

E tutto scorre come da un finestrino del treno, incessantemente e confusamente.

Tutto. Anche la vita dei tuoi figli. Te li ritrovi “grandi”.  E tu, tu dove sei stata mentre loro crescevano? Eri lì, ma correvi, eri lì a tenere in piedi tutti i tuoi piattini cinesi, facendo ben attenzione che non se ne rompesse nemmeno uno perché no, non sia mai, la mamma è il multitasking per eccellenza. No, la mamma non può rompere nessun piattino che rotea sui bastoni delle sue due (sole) mani. E, intanto, loro crescono.

E quindi, consapevole, provi a scalare la marcia. Per un po’ almeno, per qualche giorno, fino a quando il macchinone non arriva dietro a lampeggiarti.

Provi a viaggiare in souplesse, a inginocchiarti quando ti parlano per guardarli in faccia, a non pronunciare per un po’ quel terribile “aspetta un attimo”, a portarteli a spasso camminando con loro, come diceva la Montessori, pensando ai passi e non alla meta (dai, dai, sbrigatevi!).

Provi ad accucciarti accanto ai loro lettini, quando si sono addormentati, nel silenzio della notte gonfia dei loro respiri e ti avvicini. Ascolti. Annusi. Baci e, nella penombra che ti è così conforme, chiedi loro perdono per imperfezioni, ma, al contempo, trovi il tempo per gioire di quello che hai e lì, davanti quei respiri pesanti, alzi la paletta rossa in faccia a questa vita che s-corre.

Foto di Toban Black


1 commento

  1. Elisabetta Molteni:

    Quanto mi sono ritrovata in questo articolo!!!!!! Grazie!!!!

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