Bambini

Come gestire i capricci dei bambini a seconda dell’età

Gestire i bambini, comportandosi in maniera diversa a seconda delle loro età, non sempre è facile. Quello che manca a noi adulti in tal senso è la capacità di ricordare la nostra infanzia: per quale motivo rispondevamo male alla mamma? Perché facevamo sempre arrabbiare papà? Cosa sognavamo, di cosa avevamo bisogno, cosa ci faceva paura?

I capricci dei bimbi sono spesso il frutto di stati d’animo repressi o di bisogni inespressi. Una volta afferrato questo concetto, saremo sicuramente dei genitori migliori.

Gli errori più comuni

Uno degli errori più comuni tra i genitori è quello di reagire aggressivamente ai capricci dei bimbi. Certo, vero è che a volte i nostri figli diventano così insistenti da non aiutarci per niente a mantenere la calma. Il problema è che, come accennavamo, i bambini più difficili da gestire sono anche quelli che avrebbero bisogno di più attenzioni e di più affetto. I capricci sono il loro modo per creare un contatto con i genitori assenti.

Proprio questo punto ci porta a riflettere su un particolare: chiunque, tanto in età adulta quanto durante l’infanzia, ha bisogno di non sentirsi solo e di sapere che esiste al mondo qualcuno in grado di capirne bisogni e debolezze. Per i bambini queste persone sono essenzialmente mamma e papà. Quando i genitori bloccano il canale della comunicazione, si comportano reagendo con rabbia, manifestando un senso di delusione o si lasciandosi andare a crisi isteriche più o meno giustificate, mortificano il figlio rendendolo un insicuro ed istigandolo inconsapevolmente a diventare ancora più capriccioso. In poche parole si innesca un circolo vizioso.

Per evitare che ciò accada è necessario immedesimarsi nei nostri ragazzi, riesumare nella mente le sensazioni della nostra infanzia. Certo, questo non significa assecondare tutti i desideri dei piccoli di casa: i “no”, quando ci vogliono, devono essere detti ed anche in maniera ferma e piuttosto decisa.

Quello che serve è l’empatia, l’amore, la capacità di dare i giusti rimproveri ed i giusti castighi quando servono nonché di gratificare il bambino al momento opportuno. Non sono forse queste le attenzioni necessarie per crescere bene?

La primissima infanzia

Quando il neonato piange, cosa che purtroppo accade spesso, i genitori entrano subito in crisi dato che non sempre sono in grado di capire quali siano le ragioni del suo malessere. A parte la fame, il sonno e le coliche, le motivazioni del pianto sono da ricercarsi nell’abbondanza di stimoli sensoriali presenti nell’ambiente. Questi stimoli spaventano il piccolo dato che non riesce ad identificarli a pieno ed a dargli un senso compiuto. In questo caso la giusta reazione è di prendere in braccio il bebè e parlargli con calma.

In una fase successiva, diciamo tra i 5 ed i 9 mesi, il pargolo dovrà cominciare a costruire un buon ritmo sonno-veglia ed imparare a dormire da solo. Per far ciò sarà necessario lasciare nella culla il cosiddetto oggetto transizionale, vale a dire qualcosa di sicuro ed antisoffoco che il piccolo possa associare all’ora della nanna e che lo rassicuri sostituendo mamma e papà. Compiendo tale passaggio in questa precisa fase dello sviluppo si eviteranno futuri capricci.

Giunto intorno ai 18 mesi, il bambino farà i capricci soprattutto per autorassicurarsi e per dimostrarsi che esercita un certo controllo sulla sua vita. Non è raro, ad esempio, che esploda in una crisi di rabbia perché nella nursery manca il giochino preferito. Per questo è importante che con estrema calma i genitori spieghino per quale motivo esso non sia presente e non assecondino il capriccio correndo a cercare quello che il piccolo reclama. Il bambino imparerà così a gestire anche le emozioni negative. Per questo motivo, in questo articolo su Mestieremamma dedicato ai “terribili due anni o terrible twos“, si esortano i genitori a tenere duro perché in questo modo si metteranno le basi per creare un rapporto bellissimo con il proprio figlio.

L’infanzia: una fase delicata

Un bimbo in età prescolare dovrà acquisire una competenza fondamentale: tradurre in parole le sue emozioni ed i suoi bisogni. Il piccolo in questo momento saprà quindi comunicarci ad esempio che piange perché vorrebbe una merendina, ma la mamma o il papà, qualora ritenessero poco opportuno soddisfare questo desiderio, potrebbero spiegargli con estrema calma il perché del loro rifiuto. L’importante è non cedere.

Lo stesso vale quando nostro figlio farà di tutto per evitare che lo si accompagni all’asilo. Anche in quel caso bisognerà rassicurarlo, ma rimanere fermi nelle proprie posizioni spiegandogli che è solo per poco tempo,  che lo aspettiamo a casa e che vogliamo che conosca dei nuovi amici. Supporto morale, positività e calma servono anche per agevolare la socializzazione del bambino in età scolare.

L’adolescenza: il distacco definitivo

Il periodo dell’adolescenza è difficile tanto per i figli quanto per i genitori. Mamma e papà affronteranno crisi e ribellioni apparentemente immotivate ed i giovani impareranno a rendersi autonomi dal nucleo familiare d’origine.

Proprio in questa fase sarà più che mai utile ricordare la nostra adolescenza e mantenere la calma a qualsiasi provocazione. Teniamo presente che più i nostri figli appaiono scalmanati e disobbedienti e più hanno bisogno delle nostre attenzioni. Ad ogni litigio dovrà seguire una riappacificazione, ad ogni “no” una spiegazione ed ad ogni richiesta più o meno velata di affetto una dimostrazione di attenzione ed amore.

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