Bambina abbandonata
Bambini

Sindrome dell’abbandono: quali conseguenze per il bambino?

Crescere significa anche passare tutto sommato indenni da alcune tappe della vita. Saltare delle fasi o viverle male e senza un adeguato supporto fisico ed emotivo può voler dire formare un adulto problematico.

Uno degli snodi fondamentali dello sviluppo psichico dell’individuo è senza dubbio il rapporto che questi riesce ad intessere con i genitori.

Proprio in questo ambito, ovviamente nell’ottica di una relazione tutt’altro che sana, si inserisce la sindrome dell’abbandono. Di cosa si tratta?

Il rapporto con i genitori

Il bambino, ci si arriva facilmente, in una primissima fase della sua vita sviluppa una dipendenza fisica e biologica dai genitori e, soprattutto, dalla madre. In un momento successivo, quando cioè inizia ad acquisire un minimo di autonomia, la sua relazione con chi l’ha messo al mondo diventa più che altro affettiva ed emotiva.

Tutte le forme di dipendenza appena citate devono essere ad un certo punto superate onde evitare una crescita in qualche modo incompleta della propria interiorità ed una fragilità di fondo che inficerà notevolmente la qualità della vita adulta del piccolo.

Sindrome da abbandono

Definiamo innanzitutto la sindrome dell’abbandono. Con questa locuzione si intende indicare tutta una serie di meccanismi psicofisici che possono scatenarsi nel bambino allorquando viene abbandonato dai genitori o da figure che in qualche modo ne facciano le veci.

Il distacco può verificarsi a seguito di eventi accidentali (per esempio la morte) o voluti e sui quali il piccolo non ha modo di intervenire (un divorzio con il conseguente allontanamento dalla madre o dal padre, un trasferimento o la mancanza di una figura di riferimento che in qualche modo sostituisca i genitori, ad esempio un nonno o un insegnante, ecc.).

In alcuni casi poi il fenomeno può scaturire da gesti quotidiani che i più distratti non identificano come fonte di sofferenza per il bambino. Un esempio pratico? Costringere il piccolino ad abbandonare il ciuccio: nella sua mente questo oggetto rappresenta il seno della mamma, il momento dell’allattamento e, di conseguenza, una sorta di blando sostituto delle attenzioni materne.

Come evitare che il piccolo subisca danni emotivi

Solitamente, come accennato poco prima, il distacco dai genitori avviene comunque durante la crescita del bambino. Segue però dei ritmi personali e quanto mai variabili dettati ovviamente da cause contingenti e dalla natura psichica del piccolo.

Questi ritmi non devono mai essere forzati: che non si provi insomma a ritardare il distacco, e quindi la crescita, dei propri figli o peggio ad accelerare questi momenti.

Reagire ad un trauma

Quando però la sindrome dell’abbandono è dettata da cause su cui è impossibile intervenire (la morte di un genitore, un sequestro di persona o qualsiasi altra forma di distacco violento) è bene che il piccolo possa parlare con voi dell’accaduto: non rimproveratelo se i suoi discorsi saranno un po’ cupi, deve aver modo di elaborare ciò che lo tormenta.

Semmai guidatelo: fategli vedere delle foto che lascino intravedere i cambiamenti nel tempo subiti dalle persone care,  responsabilizzatelo, parlategli molto e rendetelo partecipe della vostra vita.

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